Posata, schiena eretta, mani adagiate sulle gambe e sguardo fiero. Intervistare una ballerina di danza classica professionista ti costringe a correggere la tua postura improvvisamente e in modo compulsivo per raggiungere quelle linee che hai di fronte e che sembrano così perfette. Ammetto di non aver fatto altro nei primi minuti dopodiché sono stata rapita dalla passione con la quale Federica Manca raccontava la sua vita, una vita da ballerina.

Un’amore per la danza incondizionato, nato all’età di 6 anni e coltivato prima in scuole private grazie alle quali Federica inizia a partecipare ai concorsi nazionali e internazionali fino ad iniziare un percorso professionale al Teatro Lirico di Cagliari. Il Teatro completa la formazione da ballerina accompagnandola ad un livello successivo, quello dell’arte nella sua totalità e per 10 anni lavora con coreografi importanti come Franco Zeffirelli, Eimuntas Nekrosius, Micha Van Hoeche, Leigh Metcalfe e sale sul palcoscenico per danzare per le più grandi opere liriche; Aida, La Traviata, Elsir d’Amore, Rigoletto, Lady Macbeth. Trasferita a Firenze da qualche anno per continuare ad arricchire il suo percorso professionale, incontriamo Federica a Cagliari durante una pausa dalla scena.

Da Cagliari a Firenze. Un grande salto, due città molto diverse tra loro. Hai trovato ciò che cercavi?

Si, in un certo senso. La scelta di trasferirmi è stata istintiva ma credo anche che facesse parte del mio percorso artistico e professionale. È una città che ho sempre amato, la città dell’arte per eccellenza. Ho imparato in questi anni a farne parte, è un posto che richiede tanto a tutti i livelli. Continuo a lavorare in Teatro per Opere classiche  come ballerina e a diversi progetti innovativi molto stimolanti e a cui non avrei mai pensato prima.

Oltre la ballerina intendi? E quali sono gli altri progetti artistici?

Si, la parola chiave è proprio “oltre”. Lavorare tanti anni in un Teatro ti concede la possibilità di spaziare in più canali artistici e conoscere ancor meglio il tuo corpo e il tuo potenziale. Ti senti più libera perché nella danza la disciplina è tutto, nel teatro puoi sperimentare e legare con altri rami artistici. Ad un certo punto inizi a fare delle cose che non pensavi di saper fare, è tutto stranamente collegato. Mi spiego meglio. Negli ultimi anni ho lavorato nelle installazioni di grandi artisti come modella vivente dove sono richiesti dei danzatori ma non devi ballare o non solo. La maggior parte delle volte avvengono in silenzio e attraverso il racconto del coreografo e dell’artista, che avviene appena poche ore prima dall’esibizione, devi entrare in una storia, in un contesto. Attraverso i movimenti, i sospiri e i respiri si crea una armonia totale tra te e i danzatori presenti all’interno di un’opera vivente. Spesso i visitatori attraversano l’installazione, non puoi avere un contatto visivo con i passanti, devi stare tante ore concentrata con la mente e il corpo. Sei un piccolo pezzo d’arte e non ti hanno insegnato a farlo, magicamente però lo sai fare. Se hai una grande passione, rispetti il tuo corpo e quello che fai con esso, puoi creare, realizzare qualcosa di più rispetto ai rigidi canoni che la disciplina impone, devi appunto, andare oltre. 

Qual è stata l’esperienza più forte? Provi sempre la stessa emozione quando sali sul palcoscenico? 

Ho lavorato con Vanessa Beecroft, è un’artista italiana specializzata nell’espressione artistica tramite ” tableau vivant “,per l’installazione realizzata presso Palazzo Strozzi, Firenze. Io e i miei colleghi siamo divenuti delle statue viventi. La concentrazione era sul respiro e sui movimenti quasi impercettibili del corpo. Sentire il suono del respiro e vivere quell’atmosfera è stato qualcosa di incredibile.  Quando salgo sul palcoscenico le emozioni sono diverse e contrastanti. Adrenalina, paura, serietà, leggerezza. Tutte emozioni che ti fanno sentire presente in quel momento.

Quali sono i sacrifici di una danzatrice professionista?

Devi studiare tutti i giorni. Al mio risveglio faccio i miei esercizi e mi alleno anche in Accademia. Il fisico di una ballerina deve essere allenato perché “invecchia precocemente”. Stare ferme significa perdere l’apertura, l’elasticità. Se il fisico è abituato inoltre richiede il movimento continuo. Per quanto riguarda l’alimentazione non faccio grandi sacrifici salvo quando mi preparo per gli spettacoli. Mangio bene e salvaguardo il mio corpo per il futuro. Volersi bene credo sia la dieta migliore. Vivo più come un sacrificio la distanza dalla mia famiglia, sacrificare la vita privata e dovermi presentare sempre all’altezza delle aspettative ma ormai sono abituata, lo vivo abbastanza bene.

È stato semplice perseguire il tuo sogno?

Ho coltivato sempre il mio sogno quindi in realtà l’ho vissuto e continua a crescere con me. L’errore che si commette oggi è quello di semplificare tutto quello che si fa. Ci vuole tenacia e sacrificio per portare avanti un ‘idea, un progetto di vita. Ammetto che non è sempre semplice. Io stesso ho dei periodi nei quali arrivo quasi ad odiare quello che faccio. Mi prendo del tempo e lascio spazio alle mie riflessioni e appena mi trovo in sala capisco che quello è il mio posto. Devi saperti fidare di te stessa.

I tuoi genitori ti hanno sempre supportato?

I miei genitori sono stati accanto a me e non hanno mai soffocato le mie scelte concedendomi la libertà di vivere il mio percorso. Se potessi paragonare questa parte della mia vita ad un palcoscenico,  mio padre e mia madre mi hanno sempre guardata con discrezione e ammirazione da dietro le quinte mentre danzavo sul palcoscenico.

Grazie Federica per averci fatto entrare nella tua vita artista e per non sfigurare di fronte al tuo portamento così aggraziato ti saluto,  in relevé!